Data:
25 Nov 2020
Categoria:
News

5 vendemmie, 5 diverse espressioni della Sicilia

 

84 giorni di vendemmia, che ci hanno ricordato che la magia della Sicilia risiede proprio nella sua diversità: qui un PAESAGGIO in continuo divenire – dalle pianure costiere alle aree collinari e montane della parte più interna dell’Isola – consente di trovare vigne dal livello del mare fino ad arrivare alle pendici dell’Etna. Suoli di estrema diversità, per origine ed età di formazione, e climi differenti che, insieme alla ricchezza ampelografica, rendono la vendemmia in Sicilia lunga ed eterogenea.

La vendemmia 2020 rimarrà a lungo nella nostra memoria: distanziamento sociale, mascherine, sanificazione, hanno reso le lavorazioni nel vigneto, la raccolta dell’uva e le attività di cantina a tratti surreali e lontane da quello spirito di naturalezza e condivisione per una natura generosa e benevola che caratterizza in genere le attività agricole.

Noi abbiamo iniziato l’11 agosto, nelle “colline  benedette” della Tenuta Regaleali, al centro della Sicilia.
Un territorio a sé, la Tenuta Regaleali, con fattori distintivi che ne fanno un vero e proprio MONOPOLE.

Una storia che vede già intorno al IV-V secolo avanti Cristo la coltivazione della vite.

Un microclima caratterizzato dalla eccellente disponibilità di luce e dalla fondamentale escursione termica giorno-notte.

Oltre 400 ettari di vigneti di proprietà, tutti di differente composizione ed origine geologica.

I vitigni, una vera e propria mappa regionale ampelografica, con la presenza di tutte le più importanti varietà autoctone.

La sperimentazione e la ricerca, in campagna come in cantina.
Uomini e donne, la famiglia Tasca, che attraverso l’adozione di un dato obiettivo enologico stabiliscono le tecniche colturali (forma di allevamento, la densità di impianto, la carica di gemme per ceppo, l’eventuale irrigazione), la vinificazione poi, determinando la classe, l’equilibrio, la personalità dei diversi vini.

Siamo partiti a Regaleali raccogliendo il Pinot Nero e lo Chardonnay, base dei Metodo classico Almerita, per continuare con la raccolta delle varietà internazionali aromatiche: Sauvignon, Traminer aromatico e Moscato.

Abbiamo quindi viaggiato verso la parte occidentale della Sicilia, dirigendoci verso lo Stagnone di Marsala. Qui, dopo avere percorso un breve tratto su una piccola barca, siamo arrivati sull’Isola di Mozia, dove ci prendiamo cura di 12 ettari di vigna che convivono armoniosamente con gli scavi archeologici testimoni della storia del Fenici in Sicilia.

La vendemmia del Grillo qui è iniziata il 18 agosto con la giovane vigna Khoton, proseguendo poi fino alla fine di agosto con le più vecchie vigne della Scalinata Orientale e della vigna Tofet. È faticoso raccogliere l’uva allevata ad alberello, trasportarla poi in cassetta nella barca a fondo piatto che attraverserà lo Stagnone, a fianco alle montagne bianche di sale coperte dai cocci di terracotta, per raggiungere la Tenuta Regaleali. Ma il risultato, che ci ripaga dalla fatica, è Mozia, un vino che racchiude in sé il mare, le Saline, l’Isola di Mozia e la sua storia.

Torniamo adesso a Regaleali, dove l’unico rumore che si percepisce quando si attraversa la Tenuta è quello delle forbici che tagliano grappoli di varietà differenti, dallo Chardonnay della Vigna San Francesco al Sauvignon Varietà Tasca di Tramontanata, dal Nero d’Avola al Cabernet Sauvignon.
Di collina in collina, attraversando 12 suoli con esposizioni e altitudini differenti, la vendemmia impegna a pieno ritmo “l’acquarolo”, che fa su è giù tra i filari per rifornire di acqua fresca i contadini impegnati nelle attività.

 

Ma abbiamo dovuto aspettare fino al 25 settembre per assistere al momento più emozionante della nostra vendemmia: la raccolta della vigna San Lucio, una specie di installazione avanguardista, piantata ad alberello nel 1959 dal Conte Giuseppe, con uve Nero d’Avola e Perricone. La prima vigna unica di Sicilia, ogni ceppo racconta la storia della viticultura in isolana, e il vino icona che ne consegue, Rosso del Conte. Un rigore e una precisione quasi continentale caratterizzano i gesti che si mischiano a profumi e parole tipicamente siciliani.

Nel frattempo, tra le dolci colline della Tenuta Sallier de La Tour, sotto lo sguardo attento di Polo, il cane bianco ormai mascotte senza rivali della Tenuta, raccogliamo il Syrah, varietà simbolo della DOC Monreale, destinato al rosato Madamarosè, per spostarci poi nella Vigna La Monaca, selezionata per i suoi terreni freschi e la buona esposizione solare, che perfettamente racconta la varietà e il territorio che la ospita. Qui sono giunte a maturazione le uve di Syrah destinate al vino rosso La Monaca.

Mentre nelle altre Tenute le attività sono in fermento, una piccola squadra di contadini locali da Tascante si sposta via mare nella Tenuta Capofaro. Qui, dopo un anno di continuo lavoro manuale, le uve Malvasia vengono raccolte in silenzio, per non disturbare lo spettacolo nel naturale teatro dell’Arcipelago delle Eolie.

Prima tappa Vulcano, il tormento e l’estasi della vigna che si tuffa nel mare di Contrada Gelso.  La vigna di Paola, esposta a Sud, ha raggiunto la maturazione ottimale il primo di settembre. La vendemmia è durata due giorni con l’aiuto di una piccola squadra di supporto arrivata dall’Etna, conoscitori dei suoli vulcanici. Uomini in vigna all’alba, prima che la temperatura si faccia impossibile al lavoro dell’uomo. Si riprende nel tardo pomeriggio, al tramonto, con un unico obiettivo: preservare i valori tecnologici e la fragranza dei grappoli.

Salina si arriva dopo qualche giorno. L’esposizione a Est, dunque meno violenta, ha spostato l’epoca di vendemmia di una settimana rispetto a Vulcano. La raccolta inizia a Capofaro l’8 settembre e segue in contrada Valdichiesa nella parte più alta e ventilata dell’isola. Uve croccanti e luminose ci regaleranno anche quest’anno i due vini nati a Salina, il Didyme versione secca da tavola della Malvasia delle Lipari e Capofaro la nostra interpretazione della Malvasia dolce dalla Vigna Anfiteatro, le cui uve sono state predisposte per un leggera disidratazione all’ombra.

Mentre gran parte della Sicilia si riposa dalla vendemmia appena terminata, ci spostiamo da metà ottobre ai primi di novembre nella Tenuta Tascante dove, sotto lo sguardo fumante dell’Etna, chiudiamo il ciclo annuale nei 5 territori in cui viviamo e lavoriamo. Qui, a 750 metri s.l.m., tra antiche terrazze di pietra nera ed enormi alberi di castagno, quasi tre mesi dopo avere iniziato la vendemmia, raccogliamo le uve Carricante e Nerello Mascalese, contrada per contrada, ognuna diversa per epoca delle sciare di lava, altitudine, esposizione. Ed è sul vulcano attivo più alto d’Europa che, dopo 84 giorni, esausti ma soddisfatti, concludiamo il 5 novembre la vendemmia 2020 che ci ricorda appunto che la magia della Sicilia risiede nella sua enorme diversità.

Photo: Salvo Mancuso
Foto 23-09-20, 07 40 12
Foto 23-09-20, 07 41 05
Foto 23-09-20, 07 40 38
Foto 23-09-20, 07 40 51
Iscriviti alla nostra Newsletter.
Rimani aggiornato su news, eventi e altre informazioni sul Mondo Tasca.