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A misura di Natura

Perché gli uomini devono esistere nel mondo? 

È stata questa domanda, che il filosofo Hans Jonas si pose qualche tempo fa, a stimolare la mia riflessione sulla natura e sul fine dell’agire umano. Sono trascorsi 4,4 miliardi di anni dall’origine della vita sulla Terra e solo 200.000 anni dall’apparizione della nostra specie Homo Sapiens. Nonostante ciò, l’uomo ha già causato l’estinzione di organismi viventi sul pianeta, ha ridotto enormemente la quantità di pesci che vi sono negli oceani, ha interrotto importanti catene alimentari.
Ecco perché penso non si possa più aspettare: dobbiamo cambiare marcia in direzione di una nuova etica che non si soffermi esclusivamente sull’uomo, ma che sia capace di meditare sugli effetti a lungo termine del nostro agire.

Una nuova etica che si basi su un principio fondamentale: le conseguenze delle nostre azioni devono essere compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra. Poiché la crisi socio-ambientale che stiamo attraversando non causa altro che un progressivo degrado della vita umana – come Covid 19 ci ha insegnato – bisogna ripensare l’ecologismo come una forma di umanesimo: non esiste infatti un reale contrasto tra eco-centrismo e antropocentrismo, perché la difesa degli interessi umani coincide con la difesa della natura e viceversa. Noi uomini facciamo parte, insieme a tutti gli altri esseri senzienti, della medesima casa comune, la Terra: non possiamo dunque pensare di rovinare una parte senza rovinare il tutto. Alla luce di tutto ciò, secondo me, la sostenibilità va oggi intesa come un’etica della responsabilità, il cui scopo è quello di conservare l’integrità – non solo morale ma anche fisica –  dell’uomo e del mondo in cui egli abita.

Come fare? Misurando, valutando e provando a prevedere l’influenza che le nostre azioni potranno avere sulle sorti dell’umanità e del pianeta.
Sono trascorsi 11 anni da quando Tasca d’Almerita ha aderito ai programmi SOStain e VIVA, con la convinzione di iniziare un percorso di acquisizione di consapevolezza, perché volevamo sapere esattamente che effetto ha ogni azione che compiamo in vigna, in cantina e in generale in tutta l’organizzazione. In questo senso SOStain ci offre la possibilità di misurare, tramite rigorosi indicatori scientifici e con un approccio multidimensionale, il nostro livello di sostenibilità. In questo modo tutte le decisioni sono prese sulla base di dati che ci aiutano a evitare gli sprechi a e preservare il patrimonio che ci è stato dato in prestito. Moltissimi sono i risultati che abbiamo raggiunto, di cui sono molto orgoglioso e che potrete leggere in questo undicesimo report.

Un lavoro costante e quotidiano, impegnativo anche, che ha fatto sì che all’interno della nostra azienda la sostenibilità si trasformasse in etica della responsabilità: non soltanto un metodo di conduzione aziendale, ma uno stile di vita ispirato a valori e principi che ruotano intorno al concetto di bene comune.
Non ho ancora trovato una risposta completa alla domanda iniziale. Posso però dire che questo modo di lavorare e di vivere fa stare meglio anche i collaboratori e tutti coloro che gravitano intorno all’azienda. Tutto ha un sapore migliore, si ha la percezione di un benessere diffuso ed è semplicemente molto più bello.

Alberto Tasca

 

La certificazione

COSA SIGNIFICA IL MARCHIO SOSTAIN IN RETROETICHETTA?

Tasca d’Almerita ha ottenuto la certificazione da parte di un ente terzo indipendente (DNV), che attesta il rispetto dei 10 requisiti di sostenibilità inseriti nel disciplinare SOStain. Ecco perché nelle retroetichette Tasca si trova il marchio SOStain.

La certificazione è una garanzia per i consumatori che vogliono fare scelte di acquisto responsabili, e testimonia l’impegno di Tasca d’Almerita nel perseguire uno sviluppo rispettoso dell’ambiente, socialmente equo e allo stesso tempo economicamente efficace